Quando attraversare la strada è una lezione di vita

Qualche giorno fa sono stata per la prima volta a Napoli, cogliendo l’occasione di un piccolo affare di lavoro, io e marito, ci siamo concessi tre giorni di relax.
Come dicevo non ci ero mai stata in questa città che devo dire mi ha regalato forti emozioni oltre ad una marea di cibo strepitoso, che difficilmente dimenticherò.
Pizza fritta, sfogliatelle, un crudo di mare che ne sento ancora il profumo. Basta ho già fame e ho appena pranzato.
Inoltre io da buona bergamasca, abituata a salutare a fatica persino il vicino di casa, rimango sempre piacevolmente colpita dal calore e dall’accoglienza delle persone del sud.
Camminando tra le stradine dei Quartieri Spagnoli, ho rischiato più volte di essere invitata a bere un caffè dalle simpatiche nonnine affacciate alla soglia di casa.
Per loro è sufficiente un buongiorno e un sorriso per invitarti ad entrare e io rimango sempre spiazzata.
La mia asocialità è stata messa a dura prova, tanto che ho persino fatto quattro chiacchiere col tassista. Mio marito non credeva ai suoi occhi e soprattutto alle sue orecchie, abituato ai miei monosillabi, ha pensato avessi assunto qualche tipo di droga.
Certo poi il simpatico tassista ci ha chiesto 10€ per due minuti di corsa, ma che ci vuoi fare anche questa è Napoli.
Lo spirito Napoletano per tre giorni si è impossessato di me, facendomi chiacchierare amabilmente col tassista, il barista e la signora della pulizie dell’albergo, ma tranquilli sono già tornata ad essere la stronza, asociale e bisbetica che non risponde al telefono.
Quello che più mi ha colpito di questa città sono gli attraversamenti stradali.
Non importa se si tratta di una strada piccola o grande con o senza strisce pedonali, NESSUNO si fermerà per farti attraversare a meno che tu non ti getti in mezzo alla strada rischiando di essere investito da ogni motorino che sorpassa sulla destra.
Il traffico è un dedalo di motorini impazziti, auto in ogni direzione che non si prendono la briga di rallentare se vedono un pedone, o sei veloce o finisci stirato.
Qui è così, se sei indecisa rimani ferma al palo, se vuoi raggiungere la tua meta, qualunque essa sia, devi chiudere gli occhi e buttarti.
Non serve calcolare la distanza delle macchine, all’ultimo potrebbe arrivarne una che ha deciso di fare inversione e te la ritrovi a pochi centimetri dalle rotule.
Non serve nemmeno pregare che qualche anima pia ti veda in difficoltà e si fermi, la strada è una giugla e se non ti fai vedere spavalda e aggressiva ti mangiano come un canarino in una vasca di piranha.
Io la prima volta che ho dovuto attraversare ho tirato giù tutti i santi del paradiso, ho imprecato contro il motorino che mi ha sfiorato le chiappe e arrivata dall’altro lato ho pensato: “col cazzo che attraverso ancora”.
E invece l’ho fatto, ovviamente, più e più volte. Imprecando, sfiorando paraurti, rotolando su un cofano e pregando di non rimanere sotto le ruote di qualche veicolo impazzito.
E se ci pensi questa è la vita, se calcoli tutte le probabilità, se stai fermo aspettando che venga il momento buono, rimani fermo mentre intorno a te chi si butta è già arrivato dall’altra parte.
Certo c’è il rischio di rimperti qualcosa, tipo una tibia o la fiducia nell’umanità. Ma vuoi mettere la soddifazione di raccontarlo dopo? Almeno puoi dire di non essere rimasto lì fermo a contare i secondi. Ti sei buttato, ti sei fatto investire, metaforicamente o no, ma sei vivo. E a volte è tutto ciò che serve.
Quindi grazie Napoli, per il cibo, il mare, la gente e le lezioni di vita.
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